martedì 15 gennaio 2008



leone 20
solidale con il PAPA
15/01/2008 19:07
Prima porta al governo tutti i partiti e partitini comunisti, soddisfa tutte le loro richieste pur di rimanere seduto sulla cadrega, poi fa il solidale con Il Papa per la contestazione alla Sapienza di Roma.Bella faccia di parte terminale della mortadella.
Da LS

Nebbia

Siamo fantasmi,
persi
nella nebbia del tempo.

15/01/08 Ciro Fusco

NON ESISTE DISCARICA PER CERTI RIFIUTI


lunedì 14 gennaio 2008

COSA DIRANNO GLI SCETTICI ?



Non accetta la fine del "suo" micio: e scava nella tomba per riaverlo con sè
BIANCA SABATINI
LONDRA
Cani e gatti. Nemici per la pelle, si dice. Ma il luogo comune s'è sbriciolato a Wigan, nei pressi di Manchester. Oscar, pastore del Lancashire, e Arthur, immenso e pacioso gattone bianco, erano invece amici inseparabili. E il loro affetto è risultato più forte della morte. Il micio è morto e il suo «gemello» è andato a disseppellirlo, incapace di accettare il distacco. La storia è stata pubblicata dal «Times» e commuove l'Inghilterra, attraverso i massmedia.

E i padroni dei due animali, ovviamente, sono diventati personaggi loro malgrado, commossi per quanto è successo. Robert Bell, 73 anni, e la moglie, Mavis, adorano gli animali. «Quei due erano inseparabili - hanno raccontato al quotidiano inglese - stavano vicini giorno e notte. Giocavano e dormivano insieme. Quando Oscar era ancora un cucciolo, era troppo piccolo e non riusciva ad arrampicarsi sul divano del salotto. Chiedeva aiuto ad Arthur. E lui, si sistemava sotto il divano per permettere all’amico di salirgli sopra, di usare il suo corpo come fosse una scaletta. Quando il gatto è morto, Oscar ci ha osservati con gli occhi disperati. Ci ha seguiti in giardino per vedere dove lo seppellivamo». Appena è scesa la notte Oscar è tornato sulla tomba, ha cominciato a scavare, e ha estratto il cadavere. «Arthur aveva il pelo bianchissimo - ricorda Robert Bell tra le lacrime - e Oscar l’ha poi leccato amorevolmente tutta la notte per togliergli la terra di dosso e restituirgli il suo meraviglioso candore. Poi s’è addormentato esausto. L’abbiamo ritrovato alla mattina accanto al cadavere del suo amico».

Ora Arthur è stato di nuovo seppellito. In una fossa più sicura e più profonda. Ma Mr. e Mrs Bell hanno cercato di compensare la perdita adottando un nuovo gatto, di nome Limpet. Che sta gradualmente diventando il nuovo amico del disperato Oscar

MONTANA-USA - CONTEA DI YELLOWSTONE


Tanto per avere un'idea di dove Albert viva la sua vita americana. Ma l'Italia è la sua Patria.

sabato 12 gennaio 2008

COSI' DUEPASSI SU TASSE E PULIZIA DEL TAUMATURGO

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beh, ora non ve la prendete con me.... io non sono "qualcun altro":-)
Anche a me capitò di vedere uno buttare un mozzicone di sigaretta per terra.Ne dedussi che era un fumatore.Beh, a dir la verità dedussi anche altre cose sul suo livello di educazione e civiltà.Eravamo sotto le armi... (io avevo una pistola sui capelli, col grilletto che mi faceva il solletico tra l'etmoide e lo sfenoide... una lotta "impari", credete a me, e se no perché sfenoide ed etmoide sarebbero chiamate ossa "impari" ?).Avrei voluto togliermi da sotto le armi, ma dovetti aspettare la fine del servizio militare.... una naja, ma una naja che non vi dico... che barba che naja, che barba che naja !
Ma torniamo al pezzo di maleducato che aveva buttato il mozzicone...
Dunque, il luogo aveva cestini a dieci metri - dico dieci - l'uno dall'altro.Manco fossero stati lontani.In più io ero di ramazza, ed avevo appena ramazzato.lui buttò il mozzicone nella parte che io avevo appena pulito.Vi pare giusto ?A me non parve, e così gli feci le mie rimostranze.Lui raccolse il mozzicone e lo gettò nel cestino.tutto questo mi ha ispirato una canzone del folclore morando-fumando:

Un mozzicone su mille

Se il mozzicone è a terra non fumare mai
se ti diranno che la sigaretta è finita…non ci credere
devi contare (un due tre) solo su di te

Uno su mille ce la fa
ma quanto è duro trovare un cestino
in gioco c’è l'educazione e la civiltà

Il passato non potrà
tornare uguale mai
forse meglio perché no, tu che ne sai
non hai mai creduto che potevi smettere di fumare
ma dovrai cambiare idea

La vita è come la marca (di sigarette)
ti porta in secca o in alto mare
com’è la luna va
ma basta che fumi
e sei contento

Non hai smesso né tentato mai
e questa sera hai tirato fuori una nazionale....
hai perso tutto, tutto è andato in fumo, ma hai ritrovato me
che ti ho restituito il mozzicone perso

Uno su mille ce la fa
ma quanto è duro trovare un cestino
in gioco c’è l'educazione e la civiltà

12 gennaio 2008 1.34

venerdì 11 gennaio 2008


Alle mie adorate amiche Ambra e Francy
potevate anche dirmelo che avevate pubblicato due post su di me, non so se dire il mitico Biby o il Biby che è meglio lasciarlo dov'è, che tanto non si perde nulla.
Si, Ambra, da ragazzo (ma ancora adesso c'è chi usa il mio sopranome) io ero noto come Biby. Venni chiamato così perchè ero un bimbo leggermente irrefrenabile. Da bimbo ero sempre pieno di tagli, abrasioni, croste, in una parola avevo sempre la "bibi", e Biby è rimasto, con un tocco di esotismo, quella "y" finale, imposta da mia cugina Memy (e te pareva??)
E visto che avete parlato del Montana, probabilmente lo Stato più bello degli USA, vi mando la mappa ove ho evidenziato la mia contea, Yellowstone, e la posizione dove all'incirca si trova il nostro ranch. Da noi è un ranch non fra i più estesi, ma se facciamo la considerazione che il Montana è più grande dell'Italia, credo che le dimensioni del ranch, di 50 km x 30 km circa, ne facciano un podere che in Emilia farebbe abbastanza impressione.
Ciao belle donne. Un bacione ad entrambe.
Albert

mercoledì 9 gennaio 2008

HO INTERVISTATO TOTONNO

Il breve racconto qui proposto non vuole essere un porre alla berlina ciò che è un’autentica tragedia, causa non solo di danni economici e morali immensi, ma dell’avvelenamento e strage d’Italiani (esisterà mai un magistrato capace di chiamare a rispondere di tutto ciò i veri colpevoli, rei non soltanto d’infiniti reati, dalla concussione all’interesse privato in atti pubblici, dall’abuso di potere al concorso esterno in associazione mafiosa, ma anche del massacro di cittadini, condotti a morte da malattie contratte dall’inquinamento?), bensì un tentativo, che non esito a qualificare come modestissimo e malriuscito, di fare satira (il che equivale a non avere la pretesa di riportare fatti veri o di provarli tali) contro una classe politica incapace sino all’inettitudine. Chi scrive ha diversi cari amici napoletani, e si sente toccato da questa tristissima eppur grottesca vicenda non solo, genericamente, come Italiano, ma quasi come se la vivesse di persona.



HO INTERVISTATO TOTONNO

La scorsa notte, dopo aver ascoltato un noioso programma televisivo sulla cosiddetta “emergenza rifiuti” in Campania, ho faticato a prendere sonno. Infine addormentato, ho incominciato a sognare. Io ero un giornalista de Il Mattino, e dovevo intervistare un alto e noto personaggio, il cui viso anche nella realtà onirica mi appariva familiare. Tuttavia, mentre lo intervistavo, non lo chiamavo mai col suo vero nome, a me rimasto sconosciuto, bensì col singolare soprannome di Totonno.

Totonno: Oh, Marco Giulio, che piacere rivederti!
Marco: Caro Totonno, il piacere è mio! Volevo farti alcune domande sulla situazione della Campania, la cosiddetta emergenza rifiuti. Molti dicono che la responsabilità sia della Regione, quindi tua, essendo amministrata da te da moltissimi anni
Totonno: La Regione non è responsabile
Marco: Allora, delle Province, amministrate tutte dalla sinistra da tempo
Totonno: Le Province non sono responsabili
Marco: Allora, dei Comuni, amministrati quasi tutti dalla sinistra da molto tempo, a cominciare da Napoli, di gran lunga il più importante
Totonno: I Comuni non sono responsabili
Marco: Allora, chi è il responsabile? Il governo centrale, di sinistra, oltretutto coi ministri campani Mastella alla Giustizia e Pecoraro Scanio all’Ambiente?
Totonno: No, nemmeno il governo centrale è responsabile
Marco: Ma, caro Totonno, in tutto il mondo civile e quasi tutta Italia le operazioni di raccolta e smaltimento dei rifiuti sono ordinaria amministrazione. Vi saranno pure delle responsabilità a livello politico ed amministrativo per un simile stato di cose, che non si registra nemmeno nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo
Totonno: La responsabilità … la responsabilità … è delle amministrazioni precedenti … è di Berlusconi…sì, sì, è proprio di Berlusconi! Poi, la gestione dei rifiuti è commissariata, anzi è stato commissariato il commissariamento: io non vi ho nulla a che spartire
Marco: Caro Totonno, devo dire, ad onor del vero, che l’amministrazione in pratica della Campania intera, dalla Regione sino ai più piccoli comuni, è in mano alla sinistra di fatto da trent’anni, sebbene certo non in modo continuo. Inoltre, per ciò che riguarda i rifiuti, i problemi più gravi sono incominciati in sostanza quando sei diventato sindaco di Napoli. In quanto alla carica di commissario straordinario, tu l’hai ricoperta per anni. Sei persino indagato per reati compiuti in tale veste
Totonno: Non sono stato ancora condannato, anzi probabilmente non lo sarò mai. Comunque, ho spiegato tutto. Ho letto senza firmare
Marco: Che cosa vuoi dire, con: “ho letto senza firmare”?
Totonno: Volevo dire: ho firmato senza leggere
Marco: Caro Totonno, a prescindere dalle responsabilità, che cosa pensi di fare per porre fine ad un simile scempio, che rischia di trasformare l’intera regione in una tolkieniana Terra di Mordor, avvelenata ed invivibile?
Totonno: Non hai sentito? Non leggi i giornali? Non ascolti la televisione? Prodi ha detto che ci pensa lui, è compito suo. Io che cosa posso fare? Io non conto niente, ho le mani legate, non ho poteri, non ho finanziamenti. La mia attività di governo è stata bloccata, ostacolata, impedita
Marco: Carissimo amico, ma tu sei detto O’ Re, hai un potere sulla Campania che è stato paragonato a quello d’un vicere spagnolo. Chi ti avversato?
Totonno: … ecco … veramente … ci sarebbero …. ho trovato! Sì! Gli ambientalisti!
Marco: I tuoi alleati politici?
Totonno: No, no, no. Non volevo dire questo. Non sono stati gli ambientalisti
Marco: Allora chi?
Totonno: …io… non saprei … forse…
Marco: Suvvia, caro Totonno, dimmelo
Totonno: Sono stato ostacolato a risolvere il problema dei rifiuti da parte dei vescovi
Marco (sconcertato): I vescovi? Hai detto: “I vescovi”? Gli ecclesiastici detentori di carica episcopale?
Totonno (annuendo convinto): Proprio così, i vescovi!
Marco (imbarazzato): Caro Totonno, quello dei rifiuti è solo il più evidente dei mali che colpiscono la Campania, ma non è certo il solo. Ad esempio, c’è anche la camorra, la quale è cointeressata al problema della spazzatura.
Totonno: Che cosa? Che parola hai detto?
Marco: Ho detto che c’è la camorra fra i guai di Napoli
Totonno: Che cos’è? E’ la prima volta in vita mia che sento questo termine.
Marco: Caro Totonno, suvvia, non scherzare, tutti a Napoli sanno che cos’è la camorra, anche se magari la chiamano con altri nomi.
Totonno: Ah, sì, … adesso che ci penso mi pare di ricordare… la camorra … ma sì, … avevo già detto anni fa che cosa pensavo di questa … camorra.
Marco: Caro amico, lo vuoi ripetere?
Totonno: La camorra è un fenomeno di microcriminalità.
Marco: Proprio microcriminalità non direi. Esiste anche una forte microcriminalità in Campania, ma a questa s’aggiungere la camorra stessa, che è tutt’altro che un’associazione delinquenziale di piccole dimensioni e scarsa organizzazione. Taglieggia l’intera regione, spaccia droga, controlla la prostituzione, costringe gli imprenditori a sottostare alle sue leggi, fa concorrenza sleale alle imprese oneste, impone ai lavoratori contratti decisamente svantaggiosi in violazione delle norme ed inoltre…
Totonno (piuttosto alterato): Ma la smetti? Te l’ho detto: la camorra è microcriminalità!
Marco: Caro Totonno, volevo dire che la camorra è direttamente interessata alla gestione dei rifiuti campani. Basti pensare che esistono in Campania oltre 300 discariche abusive, nelle quali tali organizzazioni criminali fanno posto a rifiuti tossici provenienti da tutta Italia, anzi, da buona parte d’Europa. Il pericolo, gravissimo, è quello dell’inquinamento dell’aria, del suolo e soprattutto dell’acqua della regione, in quanto tali scorie, tossiche ed in numero esorbitante, sono state depositate senza alcuna misura di protezione. Ciò avviene grazie alla estesa connivenza con le associazioni camorristiche d’imprenditori, funzionari, amministratori e politici locali.
Caro Totonno, che cosa mi dici delle oltre 300 discariche abusive della camorra, ricolme di rifiuti velenosi?
Totonno: Io non ho detto niente, io non ho sentito niente, io non visto niente. Io non so niente
Marco: Ma, caro Totonno, tu sei detto “O re”, per il tuo grande potere esercitato sulla Campania nel corso degli ultimi 15 anni, ben superiore a quello concesso dalle semplici funzioni istituzionali che hai ricoperto. Come puoi non sapere niente di un fenomeno macroscopico a tutti noto nella regione?
Totonno (dopo un lungo silenzio): Io non so niente. Io non ero nemmeno presente.
Marco: Come sarebbe a dire, che non eri presente?!
Totonno: Ero a Roma, ero all’estero, per impegni di governo.
Marco: Carissimo amico, si dice, o meglio i maligni dicono, che la camorra sia non solo collusa con politici, funzionari ed imprenditori riguardo all’affare rifiuti, ma altresì che sia parte organica d’un sistema di potere che comprende le cooperative rosse, le imprese municipalizzate dei comuni di sinistra, le aziende vicine al PD ...
Totonno (facendosi vicino, abbassando la voce e guardando negli occhi): Marco, tu parli troppo, fai troppe domande e sei troppo curioso. A quelli come te, sai che cosa succede?
Marco (tranquillissimo): Che cosa succede? Gli sparano? Li sciolgono nell’acido? Li gettano nel cemento?
Totonno (stupito): Ma no! Vengono condannati dai giudici!
Marco (esterrefatto): I giudici?!
Totonno (tranquillo e sicuro di sè): Chi mi ha calunniato con accuse infamanti è stato querelato, processato e condannato. La magistratura napoletana ha fiducia in me.
Marco: Ho capito, ho capito. Chiudiamo qui l’intervista. Ma, caro Totonno, ancora solo una domanda, non sui rifiuti, ma sulla tua carriera politica. E’ vero che stai per dare le dimissioni?
Totonno: Assolutamente no.
Marco: Però, il governo centrale ed i tuoi colleghi del PD ti costringeranno alle dimissioni?
Totonno: Assolutamente no.
Marco: Però, quando avrai concluso il mandato alla Regione, ti ritirerai a vita privata?
Totonno: Assolutamente no.
Marco: Però, quando dovrai di nuovo presentarti alle elezioni, nessuno ti voterà!
Totonno: Assolutamente no.
Marco: Ma, chi ti voterà? I rifiuti, il sottosuolo di Napoli, la camorra, lo sperpero di denaro pubblico, la corruzione nella pubblica amministrazione, la disoccupazione, il debito regionale e comunale a livelli da bancarotta: è una catastrofe!
Totonno: Caro, carissimo, diletto amico mio! Ingenuo Marco! Tu non capisci la po-li-ti-ca. Io ho ben governato, prima la città di Napoli, poi la Regione …
Marco: Veramente … alcuni avrebbero dei dubbi in proposito …
Totonno (proseguendo convinto e deciso): … ed infatti, ogni volta che mi sono presentato al voto, ho ottenuto più voti che alla precedenti elezioni. Lo sai il perché? Ma proprio perché ho ben go-ver-na-to, ho fatto del bene a tanta gente. Ho alleati ed amici ovunque. Tutti coloro a cui ho trovato posti di lavoro…, tutti i membri delle cooperative rosse, che prima qui in Campania quasi non esistevano … tutti gli imprenditori a cui ho fatto avere finanziamenti pubblici … i magistrati, sono amici miei! … i giornalisti di Napoli, sono amici miei!
Marco: Davvero interessante. Ma, dimmi: come hai ottenuto la loro amicizia?
Totonno (ormai infervorato, senza quasi ascoltare il suo interlocutore): … Senza dimenticare poi i cavalieri dell’ideale, gli apostoli dell’utopia, gli integerrimi ed immacolati, intrepidi ed ascetici combattenti per la causa del Progresso e del Proletariato, che sempre daranno il proprio voto a chi si presenterà loro sotto lo sventolio di bandiere rosse!
Marco (ormai ridotto al silenzio): … …. ….
Totonno (lanciatissimo nel suo discorso): Infine, non bisogna dimenticare gli uomini d’affari!
Marco (interrompendo timidamente): Vuoi dire gli imprenditori, di cui hai già parlato?
Totonno: Imprenditori e uomini d’affari sono due categorie distinte.
Marco: Certo i due termini non sono sinonimi, tuttavia designano realtà assai simili e certamente non opponibili, anzi in buona misura coincidenti
Totonno: Imprenditori e uomini d’affari non sono la stessa cosa, almeno non in Campania.
Marco: Quale differenza esiste?
Totonno (con fare pontificale): L’imprenditore è un semplice produttore economico, mentre l’uomo d’affari è molto di più: è una persona di rispetto
Marco: Temo d'esprimere ciò che suppongo
Totonno (con piglio cesareo, scandendo ogni sillaba): L’uomo d’affari è un uomo di parola, un uomo d’onore!
Marco: Incomincio a capire.
Totonno (quasi ieratico): Gli uomini d’affari di Napoli e dintorni sono stati molto beneficiati da me, in modo diretto ed indiretto, perciò mi appoggiano.
Marco: Non oso dire ciò che penso.
Totonno: Alcuni, sono amici miei …
Marco: Alcuni? Solo alcuni?
Totonno: …mentre altri, sono amici degli amici miei…
Marco: Insomma: gli amici degli amici!
Totonno (con viso estatico, guardando verso l’alto): Con l’appoggio di tutti coloro di cui ho conquistato l’amicizia qui in Campania, e col sostegno dei miei fidi alleati Giorgio, Romano, Clemente, Alfonso, ho dinanzi a me una luminosa carriera a Roma e nel PD. Potrò governare l’Italia, così come ho governato la Campania!
Marco (comprensibilmente terrorizzato): Oh santo cielo!

Ma proprio ora inizio a sentire un suono sempre più forte, lancinante. Una sirena della Polizia, che arriva ad arrestare il caro Totonno? La tromba del Giudizio Universale, che chiama al redde rationem tale personaggio?
Molto più banalmente, solo la mia sveglia. La spengo e ricado per un attimo sul mio cuscino. E’ stato un incubo spaventoso: la spazzatura e l’inquinamento d’una intera regione, la camorra, la corruzione dei politici e dei magistrati, l’inamovibile sistema clientelare che soffoca un’intera regione d’Italia, l’arroganza e la sicumera d’un figuro che aspira alle massime cariche dello Stato. E’ stato davvero un incubo quale mai ho avuto.
Però, ora sono tranquillo: era tutto un sogno!



Quel che sta ora accadendo in Campania, proprio mentre scrivo, meriterebbe la penna raffinata e graffiante d’Orazio, la furia travolgente ed apocalittica di Giovenale, la parodia dissacrante di Lucilio, il senso del grottesco di Persio. I miei inadeguati mezzi espressivi fanno del breve racconto satirico suddetto solo una pallida ombra di quel che avrebbe saputo scrivere un autentico autore di satire della romanità repubblicana ed imperiale. Ho osato cimentarmi in tale genere letterario perché, dinanzi a determinati eventi, si può ben dire: difficile est saturam non scribere.

martedì 8 gennaio 2008

SONO LA STESSA PERSONA

Mi piacciono le vignette cretine e la musica seria, prendetemi per come sono : mi sono sempre dovuta adeguare a differenti interlocutori; dovevo necessariamente rendermi accettabile per ognuno dei miei piccoli alunni se volevo che accettassero i miei insegnamenti.
Forse questo è il vero presupposto per essere "maestro"?

domenica 6 gennaio 2008

venerdì 4 gennaio 2008

Hahaha ! HO TROVATO GIOVANNA.



La deriva del 2007 ancora ci affligge. Niente di nuovo sotto il sole.
Napoli soffoca tra fetore e diossina...dicci qualcosa Guido, magari in islandese, ma portaci almeno un sorriso. E tu, Heribert Stohr-Voltaren non ti sei ancora ripreso dalla sbornia di fine d'anno ? Mi pareva che tu ci avessi preconizzayo una fine Danno, e invece........
A Giovanna s'è "ingrippata la scopa" come hanno detto amici maligni, ha fatto un capriolo (o forse l'ha solo visto ?) ed è ancora a Madesimo. Annuk continua fare il folletto e si mostra troppo di rado.
Più niente da Albert, BlackSteeve è rimasto appeso all'albero di Natale nel suo ultimo volo col parapendio....insomma, datevi una mossa, sembrate morti nei cenci. Marco, fa qualcosa tu, ce lo aspettiamo.
Baci a tutti Ambra

mercoledì 2 gennaio 2008

FRA NOI C'E' UNA VERA ARTISTA


Cliccate e vedrete che cosa sa fare la nostra Annuk,

martedì 1 gennaio 2008

AUGURIO RUBATO DAL BLOG DI GUZZANTI

battistad scrive:

Un augurio che condivido in pieno. Auguro a tutti voi un 2008 in cui almeno le capacità del singolo siano apprezzate, che nell’avversario politico si veda solamente un’avversario contro cui combattere, non un nemico da abbattere.
Auguro la rinascita del vero Spirito Italiano, che da Leonardo Da Vinci in poi ci ha fatto conoscere nel mondo come Italiani.
Auguri a tutti da Herat

QUO USQUE TANDEM ?????????????????

lunedì 31 dicembre 2007


Un augurio per tutti coloro che ne abbiano veramente bisogno.

MUSSOLINI PASSO' ALLA STORIA ANCHE PER QUESTO

Osservate l'abbottonatura della giacca, Sarà un avvertimento ? Si ripeterà la "marcia su Roma" ?


domenica 30 dicembre 2007

Ragazze, ne ho trovata un’altra:


E' irriverente nei confronti del Papi, quelli veri, ma fa troppo ridere !

Ciaooooooooooooo

Annuk



LA FAMIGLIA NON E' SOLO QUESTO



giovedì 27 dicembre 2007

DOVUNQUE SIA, PURCHE'.....


ci sia un tetto per ripararsi.

BRUNO CONTRADA

Prima ne hanno ucciso l'anima, ora ne suicidano il corpo.

mercoledì 26 dicembre 2007

Síða finnst ekki

Síða finnst ekki = File not found
cioè, voi, persone civili ed educate volevate mettervi in fila, come fanno sempre i miei concittadini, a Napoli, ma... non si trovano le file...
va bene, ho scherzato, sapete tutti che "file" non vuol dire "file".... cioè, mi sto aggrovigliando e mi si è contorta tutta la lingua, come un'elica impazzita... insomma, mica starò a tradurre una parola conosciutissima come "file", no ?
Non ha trovato il file, ovvero, avrei preferito che dicesse che non ha trovato la pagina web, ma dice così.... che ci volete fare, come diceva Ken Thompson, dallo sguardo diabolico e gli occhi di bragia... "tutto è file"
e se questo tutto non lo trovi, non hai trovato, ehi miserello, proprio niente, ecco.

Síðan /nam/romslav/italska/index.html finnst ekki á þessum vefþjóni.

The URL /nam/romslav/italska/index.html was not found on this server.

L'urlo (Síðan)
/nam/romslav/italska/index.html
non (ekki) è stato trovato (finnst) su questo (á þessum) server (vefþjóni)

Ora, voi direte che mica riuscite a sentire un urlo dalla lontana e fredda Islanda
ma chi, emulo (da "emule") di Tony Dallara, volesse comunque mettersi ad urlare nonostante il clima natalizio inviti alla pace ed al silenzio d'ordinanza, nonché di riflessione, sarà da me aiutato, fornendogli un link assai interessante
http://www.gdesign.it/pages/howto/articoli/url/url.php
dove appunto si spiega che urlare vuol dire fornire un indirizzo in un formato specifico che può identificare in modo univoco la posizione di un oggetto sul web...
cioè
URL = Universal Resource Locator

A questo punto sorge spontanea un'ultima domanda:
ma se un server non ti fornisce, non dico un urlo, ma nemmeno un grido rauco, un gridolino sommesso, un sussurro appena appena bisbigliato...
ma a che server ?

:-)

ps
un file, se si nega, perché me lo chiamate "Síða", se non si dà ?
Ah, questi Islandesi...
:-)

martedì 25 dicembre 2007

NATALE E' TUTTI I GIORNI - GUIDO E FLAVIO


QUANDO UN PADRE E' COSI' CON UN FIGLIO CHE RIMARRA' SEMPRE PICCINO

facciamo i furbi, eh ?
Non ce l'ho con voi, ma con uno di casa mia.
Aspetto candido ed innocente.... insospettabile, eppure....

Ecco i fatti nudi e crudi:
mia moglie mi dà la pappa di Flavio, da girare e...
- Mettici il parmigiano -
- Certo, cara -
e giro, giro, giro
e girando mi dimentico il parmigiano, complice la tv

Così incomincio a imboccare il pargolo, che però, dopo poco incomincia a tossire, soffocarsi, sembra che stia per vomitare, insomma mi fermo e lascio aspettare che si calmi.
Dopo un po' ritento, stessa trafila, e stavolta mi spavento e decido di lasciar perdere.
Ci penserà la mamma, che è quella dei momenti difficili.

Ma dopo un po' lo sguardo mi finisce sul parmigiano, e una folgorante illuminazione schiarisce la mia mente e i miei pensieri
- Oh, per il martello di Thor, e le onde del pacifico orientale... mi son dimenticato di grattare il parmigiano ! -
Rimedio subito, e riprovo. Nessuna tosse, tutto fila liscio fino alla fine.... t'è capì ?
Il furbone non parla, non scrive, non telefona e nemmeno manda mele elettroniche... per cui si deve arrangiare in qualche modo.... ed ecco fatto, tutta la messa in scena per farmi capire che m'ero scordato il parmigiano !
Ah, senza il parmigiano il buongustaio non mangia, eh !
Ma vara ti ! Cossa se deve far per magnàr come se deve !

Gli ho dato un bacio anche da parte vostra.

domenica 23 dicembre 2007

ECCOVI LE NOTE....

per comporre la vostra canzone.

ANCORA DA HERAT (?)

battistad


L'Alitalia, Air France e Prodi....
oggi l'Alitalia è il problema. Ieri le intecettazioni domani, la trippa per il gatto... risolvere un problema no è...

Buon Natale

sabato 22 dicembre 2007

Sotto l'arcobaleno....

Niente rumore, niente fumo, niente aeroporti, niente danni al pianeta.
Un parapendista lascia una fila di impronte
risalendo verso un terreno sopraelevato e non lascia
niente scendendo, tranne una larga, lenta
pennellata nell'aria, colore a scelta della signora.

Imbragato su uno strapiombo,a 65 chilometri dall'aeroporto, dopo essermi legato stretto al niente, pensai di essere pronto per volare. Quarant'anni in un lampo. A quattordici anni, sul tetto del garage, un lenzuolo fissato con delle corde alle braccia e alla cintura, mi accingevo a saltare, quando, per la prima volta in vita mia, mi trovai faccia a faccia col buonsenso aeronautico. Slegai le corde, ridiscesi la scaletta, rimisi le lenzuola nel letto e non raccontai mai a nessuno quant'ero stato vicino alla stupidita'.Comunque, adesso, non si trattava dei quattro metri sul cortile; ce ne erano 600, di metri, con rocce sul fondo: affilati denti di pietra nelle mascelle della Saddle Mountain, stato di Washington, che aspettavano famelici una porzione di pazzo.

E' cosi' dunque che si sente un suicida? mi domandai. Che ne e' stato del buonsenso aeronautico?
Per tutta la vita sono stato un pilota, non un matto... Tre passi; corro forte, corro come se volessi morire, proprio adesso, oltre il ciglio. Il gigantesco straccio dietro di me, un niente di nylon, senza alcuna struttura, con i colori di un prisma, invece di trascinarsi spiegazzato nel burrone, scoppio' alto nell'aria, un parasole incurvato ad arcobaleno, un sogno tra me e la pazzia. Invece di morire, volai. "Aaaaa-haaaay", urlai alla montagna, ai denti, al cielo. Le rocce ascoltarono. "Ehi", mi fecero eco,"non sei un suicida, sei un parapendista!" Apparecchi simili a soffioni di cardo, i parapendio sono enormemente semplici, tanto che si impara a pilotarli in un giorno.

La pena per gli errori piu' gravi, secondo l'uso aviatorio, e' la morte, certo, ma in quale altra specialita' del volo gli allievi possono andare in solo dopo un'ora di doppio comando?
R. Bach

Eccomi ci sono anch'io........auguri di Buone Feste a tutti gli amici da Stefano, altrimenti conosciuto come BlackSteve!

QUESTI SONO GLI AUGURI PIU' BELLI


battistad - Che devo dire... Registered | 22-12-2007 09:26:07
Auguri sentiti a tutti.

venerdì 21 dicembre 2007

CE LO VEDETE GUIDO NONNO ?



A Gennaio arriverà Rosaluna.
Aspettiamola insieme e auguriamo a chi attende giorni sereni e tanta felicità

giovedì 20 dicembre 2007

A testa alta


Sicuri dunque e a testa alta, in qualsiasi luogo ci toccherà di andare, avviamoci con passo intrepido, misuriamo ogni angolo di terra, quale esso sia: entro i confini del mondo non vi può essere esilio di sorta; nulla infatti che si trovi in questo mondo é estraneo all'uomo.
Da ogni terra lo sguardo si solleva al cielo sempre ad ugual distanza, tutto ciò che é divino dista sempre del medesimo intervallo da tutto ciò che é umano. (Seneca, "De consolatione")

mercoledì 19 dicembre 2007

E' arrivato "l'amministratore"

E mo, come dicono a Roma, so c****** vostri.

Mia dolcissima Ambra. Seraficamente mi hai mandato una mail in cui affermi che io, su questo Blog, o si deve dire in questo Blog?, sono nientepopòdimeno che l'amministratore, o uno degli.

Poi mi hai detto che, nella pratica, io quì potrei fare di tutto, e mi hai pregato di non scombinare le carte in tavola.

Nessuna paura. Ho visto, nella primavera di quest'anno, cosa succede quando la natura si scatena: ho assistito ad un momento di panico di una mandria di circa 3000 manzi, e da quel momento mi sono ripromesso di mitigare il mio caratteraccio e di muovermi con passi felpati in questo tuo salotto, che vedo pieno di oggetti di cristallo, con tappeti prezioni sui pavimenti ed arazzi delle Fiandre alle pareti.

Quandi mi ci metto sono un gentiluomo all'antica, forse perchè sono ormai un pezzo da museo, e so persino suggere il teh senza fare rumore. A proposito, a che ora servi il teh? e spero ci saranno anche dei pasticcini fatti a mano da te.

Una curiosità, se posso permettermi, sull'altro blog ci sono due spendidi occhi azzurri che saettano a destra e sinistra. Sono per caso i tuoi occhi? perchè se sì io ti faccio la corte.

Bene, detta la mia parte di sciocchezze, scieglierò un intervento intelligente di chi sappia scrivere cose meno futili delle mie e dirò la mia. Ti prometto che lo farò da italiano ben educato e di una certa cultura, dimenticando le mie frequentazioni cantieristiche e la rozzezza dei nostro cow boys.

Bello questo ambiente. Progetto tuo o hai interpellato la Gae Aulenti??

Sì, hai assolutamente ragione, non riesco ad essere serio, ma tu crei allegria.

Un bacio
Albert

lunedì 17 dicembre 2007

domenica 16 dicembre 2007

Guido, mi volus ke...

da "Danteskaj Itineroj" di Vittorio Russo
una magistrale traduzione di Nicolino Rossi
ovvero,
quando il traduttore è poeta egli stesso...

Guido, mi volus ke kun Lapo nia
ni tri kaptitaj estu de sorcx-sento
flosantaj per sxipet' cxe ajna vento
surmaren iru ni laux volo tia;

kaj ke la sxtormo aux vetero fia
ne nin obstaklu per baranta tento,
male, en vivkonkordo laux talento,
plu kresku al kunesto dezir' pria.

Damon Johana, Damon Lagxa kune
kun tiu cxe l' trideka rang' atenta,
kun ni irigu la sorcxanto bona:

tie pri amo dauxru vort' rezona,
ke cxiu damo estu korkontenta,
kiel kredeble ni kontentus dume.


Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

BUON NATALE A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA'

Ilda e Ambra con amore



sabato 15 dicembre 2007

GUIDO IL GIOCOLIERE DELLA PAROLA

cliccate sull'immagine per vederla animata, è fantastica


martedì 11 dicembre 2007

EHI, SVEGLIA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


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giovedì 6 dicembre 2007

UN COMMENTO DA PRIMA PAGINA

E' NATALE, SCOPIAMO ?
Voltaren said...

Il resto del ricavato è andato in deficienza.
Che Toscani sia un artista è una parola grossa. A me i Toscani non piacciono, nemmeno i sigari, ma mi piacciono le Toscane!!!!
Se sulla maglietta ci fosse scritto solo Scopiamo? ci può anche stare, anche se lo stile, l'eleganza è tutta un'altra cosa, basta anche tornare indietro nel tempo quando i giovani dicevano, scrivevano : facciamo all'amore non facciamo la guerra! Bei tempi, ma mica perchè se ne sono andati ed una volta era meglio di adesso (retorica del cavolo) ma perchè c'era un altro modo per fare passare i messaggi anche quelli forti anche quelli crudi. Ero anch'io cappellone anche se non ho mai fumato altro che normali sigarette.
Davanti allo scopiamo ci si mette il Natale non per provocare ma proprio per offendere; questa non è trasgressione ma è un modo becero e vile per calpestare ogni tipo di valore, sputando sulla festa, vomitando sulla tradizione, passando sopra al cadavere della propria madre.
Noi non siamo ridotti così e dovremmo ribellarci andando a fargli ingoiare a Toscani tutte quelle magliette ed altro ancora, oppure infilargli un abete dove pensiamo in tanti.
Grazie Pierluigi, sono pienamente d'accordo con te.
Per fortuna che sono un uomo altrimenti ti avrei detto "scopiamo?".

6 dicembre 2007 20.36

E' NATALE, SCOPIAMO ?

Un quantitativo limitato di magliette a firma Oliviero Toscani è stato posto in vendita la scorsa settimana a Milano con questa scritta, oro su nero, a soli € 60 il capo (costo reale € 2,5), parte del ricavato è andato in beneficenza.

Nulla da dire sul messaggio sublimale, ogniuno è libero di fare nei giorni di festa quanto più gli aggrada ma permettetemi una riflessione :

"che se deve da fà pè campà!!!!!!!"

In una società dove l'apparire è oramai divenuto indispensabile possiamo aspettarci di tutto.
Certo Toscani non ha commesso alcun reato, anzi ma ha fatto di peggio : ha offeso il comune intendere sul modo di festeggiare una ricorrenza religiosa.

Toscani è un artista, un grande fotografo ma se ci pensate bene è conosciuto solo per le sue provocazioni.
Benetton deve parte della sua notorietà proprio alle provocazioni di Toscani.
Il bacio tra prete e suora, il moribondo di Aids, la mimetica sporca di sangue (vero) ecc.
Tutta una serie di foto "fuori dall'ordinario" che hanno fatto stravendere magliette e geans, lasciando in ombra l'artista dell'immagine per dare spazio al kich più becero ma sicuramente redditizio.
Allora mi chiedo : ma come siamo ridotti ???
Che caspita di società è mai questa che necessita di "provocazioni" per farsi vedere???
Dove stanno i valori del rispetto per la morte, la religione, l'uomo stesso???
Stanno nelle foto di Toscani e nelle trasmissioni strapplacrime della De Filippi, nei quiz demenziali di Mammuccari e nelle orrende trasmissioni di Santoro o Fazio.
Questa è la società di oggi, povera, piccola e vuota di ogni cultura, la società del "profilattico usato per bere wodka" perchè fa tanto "figo".
Ma allo stesso tempo è anche una società di vigliacchi per avrei voluto vedere le reazioni dei muslim di casa nostra se Toscani avesse scritto sulla maglietta :

"è la nascita di maometto, scopiamo???"

Buone feste!!!!!!!
Pierluigi

martedì 4 dicembre 2007

LA VOCE DI GUIDO-DUEPASSI

padre sciagurato sottrae profiteroles alla figlia !
Ci giunge dolorosa notizia di un fatto increscioso accaduto in quel di Napoli, dove un padre, altrimenti gentile e premuroso, a sua detta, ha privato la figlia di uno dei due profiteroles che la stessa aveva amorevolmente messo in frigo per la colazione di stamane.
Sembra che il manigoldo abbia aperto il frigo, così ha dichiarato cercando attenuanti che non ci sentiamo di concedergli, e che si sia trovato di fronte i due profiteroles, in posizione e vista irresistibili, e se ne sia ingurgitato uno senza neanche avere il tempo di riflettere.
In galera ! In galera dovrebbe riflettere sul suo misfatto un padre così degenere e snaturato !
Il crimine è stato così affrettato e preecipitoso che il furfante non ha nemmeno bevuto il bicchier d'acqua a digiuno, previsto dalla sua dieta... e non ha potuto misurarsi la glicemia a digiuno... no, non abbiamo parole di fronte a tale scelleratezza, tale incosciente leggerezza, frutto di un'ingordigia insanabile !
E sì che i profiteroles erano lì, un bel vassoio pieno, fin dal giorno prima, e lui non li aveva toccati, in un apprezzabile sforzo di moderazione.
Poi il crollo, inspiegabile e inaccettabile, il desiderio smodato e irresponsabile che prende il soppravvento sull'uomo che altrimenti si sforza di comportarsi saggiamente !
L'incosciente ha dichiarato con un filo di voce che pensava fosero avanzati, che se avesse saputo che la figlia ci teneva mai e poi mai avrebbe ceduto...
ma resta il fatto innegabile del misfatto commesso a memoria dei posteri e a sua indelebile ed imperitura macchia.

ASPETTIAMO IL BAMBINO con il BEATO ANGELICO

domenica 2 dicembre 2007

IN ATTESA DEL NATALE

L'Avvento : tempo di fervida speranza - Mons. Javier Echevarria

giovedì 29 novembre 2007

BUONA FEDE - MALA FEDE

Questo dal vocabolario Devoto-Oli :
Buona fede = convinzione soggettiva di pensare e operare rettamente
Mala fede = atteggiamento che consapevolmente induce a supporre o accogliere fatti in contrasto con la verità.
Attendo commenti in prima pagina.

martedì 27 novembre 2007

UN COMMENTO DA PRIMA PAGINA

duepassi ha detto...

Duepassi era inquieto.... dove sarà Shelburn ?
- Sono tre ore che lo cerco, e non lo trovo ! -
Mezz'ora persa a cercarlo in mare, caso mai fosse sul suo flying dutchman, a scorazzare tra le onde.... per poi venire a sapere che si trattava, in realtà, di un flying junior, poeticamente nobilitato a flying dutchman.... ah, il furfantello !
Che si fa per far poesia !
Niente mare, Shelburn non stava a mare, ma dove sarà allora ?
Lo cercò lungo la spiaggia:
- ehm, ecco la boa, mi ci metto davanti e se passa di qua non posso perderlo ! -
Ma dopo un'altra mezz'ora di attesa vana, niente di niente.
Niente mare, niente spiaggia, ma dove sarà finito il poeta ?
Forse a rimurginare sulle sue disavventure amorose, e pronto a buttarsi giù dalla collina sul mare ?
- Oh dio - pensò Duepassi - devo fermarlo !...in fondo non sarebbe una grande perdita.... però, a pensarci bene, a chili la perdita sarebbe pur grossa ! -
E allora su per la collina, scansando i fiori e i rovi... mentre di sotto rideva e giocava la gente gioiosa...
niente ! Shelburn non era nemmeno là.
Niente niente fosse stato nella dacia russa ?
Duepassi si affacciò, respirando l'aria fresca dei cedri.... poco lontano qualcuno suonava un pianoforte con agili dita...
- "agili dita" ? Allora non può essere Shelburn ! - sbuffò Duepassi che cominciava ad averne le scatole piene di questi poetastri da due copechi (soldi russi di poco valore) che non si fanno trovare nelle loro poesie !
In quel momento si alzò un vento, ma un vento, che trascinava le foglie morte, soffiava, soffiava sempre più forte, oscurando colle nuvole il sole.
Correva sempre più lontano, dal colle, nella valle, sui monti, strappando gocce alle fonti e lanciandole sulle vette e sul piano. E come se non bastasse, portava i fiordalisi con sé, e le rose, e spargeva ovunque i bei fiori... tanto che Voltaren urlò esasperato:
- e mo', chi pulisce tutta la valle e il piano ? -
...ah, questi poeti, questi poeti senza ritegno, che vanno seminando disordine dappertutto.... e fiori buttati qua e là, e svetagliate di gocce, che la gente poi si bagna e giustamente protesta...
non se ne può più !

:-)

27 novembre 2007 10.40

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lunedì 26 novembre 2007

QUI PRO QUO

Non cercate il poeta nelle sue poesie, molto spesso è tutt'altra cosa.

domenica 25 novembre 2007

Davanti ad una boa

La brezza di sera,
dal mare tranquillo,
io amo sentire
fresca sul viso,

e il dolce peso,
che a me s'appoggia,
dire parole
strane d'amore.

Parole d'amore,
parole d'addio,
dette quasi
con tenerezza,

pieno è il mio cuore
di profonda tristezza,
eppur è strana
questa dolce amarezza !

Shelburn

sabato 24 novembre 2007

com’eran belle, com’eran fresche le rose…

poesie di Shelburn 08/02/2007 16:31

In qualche luogo, non so quando,
tanto, tanto tempo fa, lessi una poesia,
presto la dimenticai, ma
il primo verso rimase nella memoria mia,

com’eran belle, com’eran fresche le rose…

Or’è inverno, il gelo appanna i vetri;
siedo in un angolo pensosamente,
mentre arde una candela sola
risuona e risuona nella mente:

com’eran belle, com’eran fresche le rose…

Mi vedo davanti ad una finestra
di una casa di periferia;
all’incalzare della notte
la sera d’estate dolcemente svanisce via;

un profumo di cedri nell’aria tiepida,
e, sul braccio appoggiata,
alla finestra siede una ragazza,
sulla spalla la testa inclinata.

Silenziosamente guarda il cielo,
come in attesa delle prime stelle,
ingenuamente ispirati son gli occhi pensosi,
le labbra innocenti e belle;

puri e teneri, del giovane suo volto,
sono i dolci lineamenti,
eppur di parlare con lei,
che mi è tanto cara, non ho ardimenti,

com’eran belle, com’eran fresche le rose…

Ma la stanza si fa sempre più scura,
la candela sta per finire,
ombre svolazzano per il basso soffitto,
il gelo con rabbia si fa sentire,

…ed io sogno dell’infanzia
di un uomo che diventò vecchio,
mentre altre immagini
appaiono nell’ombra di uno specchio.

Due testoline bionde, gli occhi chiari,
si guardano intensamente,
le guance rosse trattengono il riso,
le mani si stringono affettuosamente,

risuona la stanza di allegre,
giovani voci, piene di vita,
più in là altre mani percorrono
i tasti d’un pianoforte, con agili dita,

com’eran belle, com’eran fresche le rose…

La candela finisce e muore,
qui nella stanza, chi sta tossendo?
Il vecchio cane, mio solo compagno,
contro i miei piedi si sta premendo,

e fa freddo, fa tanto freddo,
i miei ricordi son vivi e forti,
il gelo urla, lì fuori, cade la neve..
e sono morti, son tutti morti.

(libera traduzione in poesia
da un brano in prosa di Turgienev)

giovedì 22 novembre 2007

Flying Dutchman

(1968)

Come un urlo
fuggiva rabbioso,
inseguito dall’onde del mare…
onde potenti del mare,
dalla prua ad ogni beccheggio
schiaffeggiate,

gelide, salate
sventagliate di gocce
strappate a sferzare umide
il viso inquieto;

illusione di tempi lontani
di lenire,
al contatto del mare,
la speranza,
la brama frustrata, sgomenta,
di cambiare, o morire,
di lasciare dietro di sé
un’impronta, un ricordo,
di tornare,
di vendere al vento
una vita già triste,
scontata, respinta, infelice…
come il cielo grigio
di quell’umido mattino incantato.

E fuggiva,
la vela al vento,
gonfia di forza,
la barca veloce,

fuggiva,
il cuore pieno
di voglia disperata,
delusa, fremente,
di sognare, di odiare, d’amare,
di disperdersi,
nel mare, nel cielo, nel vento…

Shelburn

Ho contato tutti i numeri

Li ho contati tutti.
Che cosa? Ma i numeri, no?
Mi sono messo di santa pazienza, avevo un po’ di tempo libero, e mi sono messo a contare. Quando sono finiti ho esclamato giulivo
"Ecco qua, li ho contati proprio tutti".
Adesso non mi ricordo quant’erano (i geni sono sempre un po’ distratti) ma non c’è problema, contateli pure voi, non potete sbagliare.
Ma come?, dite che se io ho trovato un numero, diciamo N, a voi basterebbe dire "N+1"? Impossibile, vi ho detto che non ce ne sono più! , come fate ad aggiungere uno, se sono finiti?Mettiamo che uno abbia due fratelli; potrei fare il saputello e aggiungere 1, e dire che d’ora in poi quel tizio ha tre fratelli, ma questo mio giochetto matematico non basterebbe a fare apparire, come per incanto, un terzo fratello che non esiste. Vi ho detto che i numeri li ho contati tutti, credetemi, e non ce ne sono più.
Come avete detto? Nell’altra stanza? Già, è vero, che sbadato, non ci avevo fatto caso. Vado subito a contarli
(…Shelburn torna dopo pochi minuti…)
Allora, sono 128 nella prima stanza, e 64 nell’altra, in tutto 192.
Così pochi, dite? Perché pochi? Di quanti numeri volevate che fosse fatto un corso d’inglese? Cosa..? Ma allora voi, pensavate davvero che stessi contando i numeri matematici? Vi volete burlare di me? Non lo sapete che sono infiniti?, guarda questi, roba da matti.

(Su, ho solo scherzato, sorridete...)

La tempesto

La tempesto = La tempesta
(19.5.64)

Falas intense la pluvo = Cade fitta la pioggia,
impetaj ventoj = venti impetuosi
velkintajn freneze hantas = le appassite inseguono pazzamente,
foliojn = foglie
de arbaro mortanta = d’una foresta morente....

mi volus = …vorrei,
sed ne povas, = ma non posso,
atendi maltrankvile = aspettar con ansia
iun horon, = una qualche ora,
kelkajn momentojn, = dei momenti,
feliĉajn... = felici…
Mi ne esperas, = Non spero,
mi ne timas, = non temo,
ĉi miajn = questi miei,
mi vidas pasi = vedo passare,
jarojn, sen neniu = anni, senza nessuno.

Ululas nun la vento, = Ulula ora il vento,
skuegas la foliojn interbrancxe, = squassando le foglie tra i rami,
falas pli dense la gutoj = cadon più fitte le gocce
en lasta fajrero de vivo = in un ultimo sprazzo di vita
kiu krias kaj fuĝas lontanen = che grida e fugge lontano.

Shelburn

Imprevisti e/o probabilità


Ciò che è altro da noi può a volte rivelarsi una risorsa.
Non è necessario essere per forza anticonformista o underground, basta solo avere un cuore accogliente.

mercoledì 21 novembre 2007

Cosa c'è dopo la morte


Questo il link per leggere organicamente il tema lanciato da Guido-Duepassi.

Vento

Vento, portami le sue parole,
trascina le foglie morte,
soffia, soffia più forte,
oscura colle nuvole il sole.

Corri sempre più lontano,
dal colle, nella valle, sui monti,
strappa gocce alle fonti
e lanciale sulle vette e sul piano.

Porta i fiordalisi con te, e le rose,
spargi ovunque i bei fiori
tu che urlando turbi i cuori
e sfasci e distruggi le cose.

Le lacrime asciuga dal volto,
il ricordo, se puoi, cancella
di colei ch'era la più bella,
di colei che, beffarda, amai molto.

Nei colori del tramonto, ormai
si spegne ogni speranza,
e mentre continui la tua danza
rivedo ancora chi tu sai

Cadon le foglie, la tua forza tace
ogn' arbusto strappato, ogni ramo
dell'albero su cui scrissi "t'amo",
ogni ricordo perduto, si giace.

Shelburn

La gravità è relativa

Era l’onomastico del deuterio, cioè il deuteronomio, e mentre tutti festeggiavano in allegria, scambiandosi con gioia salti energetici, si presentò un trizio, che nessuno conosceva, nonostante fosse anche lui un isotopo dell’idrogeno.
"Ohibò" disse un tipo molto ossigenato "non è che costui ci farà ammalare di muone pazzo?"
"Ma non stiamo a dare i numeri (quantici)" esclamò un nucleo un po’ ionico, che, avendo perso un elettrone (ma dove l’avrà messo?) si sentiva positivo.
"Su fate come quelli, che non si curano di nulla"
"E per forza, sono fotoni" ma non riuscimmo a sentire il loro parere, perché filarono via in un lampo.
Un gruppo di elementi pesanti, isotopi convinti, elettrizzati da quell’atmosfera radiosa, si mise a scandire lo slogan: "La massa è energia! La massa è energia!"
In un angolo dell'elettrosincrotrone (anche un acceleratore ad anello avrà un angolo da qualche parte, no?), una povera particella subatomica piangeva il suo caro. "Com’è potuto succedere?" "Un incidente, si è scontrato con un antimesone", roba da rimanere annichiliti..

La collina sul mare

Verde pineta nel sole,
ricordo i tristi pensieri,
i giorni perduti, lontani,
tra i pini e i verdi sentieri.

Solo giacevo nell’erba,
poi camminavo per ore,
senza più meta, deluso,
con il tormento nel cuore.

Sotto lo sguardo la spiaggia
mi si stendeva graziosa,
suadente mi chiamava una voce
tra le barche e la gente gioiosa:

"Cadrai tra i sassi assolati,
tra gli sterpi e i fiori ridenti,
ti sarà casa la sabbia,
portata dall’onda e dai venti.

Una vita gettata sui rovi,
ricordo di quello che fu…
La pace che altrove non trovi,
forse, ti attende laggiù."

Shelburn

L'ARMATA AMBRALEONI

Per ora siamo in tre, ma... strada facendo troveremo sempre nuova e buona compagnia

martedì 20 novembre 2007

LA VOCE DI GUIDO-DUEPASSI

RITORNO AL NEOLITICO

(capitolo decimo)

Dopo il combattimento fummo invitati a seguirli.
Lo facemmo di buon grado, nella speranza di essere diventati amici.
Strada facendo Corrado cercava di comunicare, e sembrava fare progressi.
Io ero troppo sconvolto, e avrei voluto riposare, distendermi. Li seguimmo così verso il loro villaggio.
Aldo camminava accanto a me, e mi venne di stuzzicarlo
- Eccolo il tuo paradiso, non un'antenna tv, niente auto, niente supermercati. -
- L'hai detto, non trovi che sia davvero un paradiso ? -
- Aspetta a dirlo, ancora non sappiamo cosa ci aspetta. -
- Cibo genuino -
- In quale quantità ? -
- In quantità sostenibile - mi rispose ridendo, fiero della sua battuta.
Già, il progresso sostenibile.... e le sue panzane. Vagli a spiegare che con un trattore si produce tanto cibo da sfamate tanta gente....
Come si fa a essere contro l'agricoltura ?
Come si fa a pensare di poter vivere di sola raccolta.... questi, pensai, cacciano e pescano, altrimenti morirebbero di fame.
Ma per gli ambientalisti-animalisti non si dovrebbe nemmeno cacciare o pescare. Già, solo raccolta. Solo cibo per poche migliaia di persone in tutto il mondo. E gli altri ? A morire, scomparire. Altro che Rientro Dolce, altro che due miliardi, ad andar dietro a queste pazzerie diverremmo poche migliaia di persone affamate.
I miei pensieri furono interrotti dall'arrivo al villaggio.
I nostri ospiti dissero qualcosa a quelli che erano rimasti, e subito vedemmo che si dettero da fare per preparare, immagino, una festa.
L'eccitazione era visibile. Ma io avevo solo voglia di dormire. Lo dissi a Corrado, sperando che riuscisse a farlo capire a quei selvaggi. Non ci credevo, ma evidentemente ci riuscì, perché mi accompagnarono in una capanna.
Non c'era un letto, non c'erano coperte. Mi stesi sognando il tepore del mio letto, ma ero così stanco che mi addormentai subito.
Sognai di viaggiare su un jumbo. Mi affacciai dal finestrino e vidi sotto di me Rio de Janeiro. Mi girai, ed accanto a me c'era Nicodemo che leggeva una rivista cinese.
- Nicodemo - gli chiesi - ma dove stiamo andando ? -
- Tranquillo, facciamo solo un giro qui intorno, e torniamo a Rio. Io stasera devo tornare in Cina, sai -
Mi guardai intorno.
Giumi e Gianni Ghibellino stavano tranquillamente chiaccherando.
Baroni e Swat leggevano il giornale.
Oh dio, pensai, ora Aldo mi farà una parte per tutto il carburante che consumiamo... l'anidride carbonica...
- Che c'è ? Ti vedo preoccupato. Tranquillo, non c'è da aver paura, è Sirro che pilota il jumbo. Sai, lui ha esperienza.
Ehi, amico, che ti succede ? Bevi un po' d'acqua - e mi versò dell'acqua minerale.
Vidi quelle bollicine salire, salire, salire, diventare gigantesche... liberare un vento furioso di anidride carbonica... mio dio !
Nicodemo era preoccupato per me, e mi scuoteva
- Su, su, svegliati -
- Eh ? - aprii gli occhi, e vidi Aldo. Sussultai, come se mi avesse sorpreso sul jumbo, a bere acqua minerale gassata.... ma Aldo pareva non essersi accorto di nulla.
Mi guardai intorno, ero nella capanna, niente jumbo, niente Nicodemo, niente bollicine... oh, avrei preferito che il sogno fosse la realtà, e la realtà il sogno.
- Su, vieni, si mangia finalmente -
Mi alzai, ancora un po' scombussolato, ed uscii dalla capanna. Mi accolse una fresca brezza, mentre in lontananza uno stormo di uccelli giocava allegramente.


domenica 18 novembre 2007

DUEPASSI E IL TAUMATURGO

Il Link è fin qui, ma continuerà, ne sono certa. Avanti tutta !!!

(Cliccare sul titolo e si leggerà)

LA VOCE DI GUIDO-DUEPASSI

RITORNO AL NEOLITICO

(capitolo nono)

- Qualcuno ha portato una chitarra, per caso ? -
Era solo una battuta, ma ebbe un insperato effetto
- Una chitarra no, ma, sapendo di andare nel neolitico mi sono portato questo flauto -
Guardai Corrado incredulo, ma mi ripresi subito e lo spronai
- L'hai portato ? E allora suona. Suona qualcosa di cantabile, e voialtri cantate qualche bella canzone. Facciamogli vedere che abbiamo qualcosa da fargli sentire che può ben valer la pena di salvare. Cantate con voce alta e sicura, cercate di essere forti, che ne va della nostra vita. -
Si misero a cantare, accompagnati dalla musica di Corrado, e i selvaggi rimasero interdetti.
Discutevano tra di loro, e forse la cosa stava avendo effetto, quando un selvaggio più alto degli altri, dalla muscolatura atletica e robusta, che doveva essere il loro capo, disse con voce imperiosa qualcosa che li fece zittire.
Poi continuò a parlare, e i suoi uomini, qualcuno a malincuore, posero mano alle armi.
Capii che non aveva funzionato. Peccato, per poco, ma il loro capo non doveva essere amante della musica.
Allora mi rivolsi ai miei.
- Non muovetevi, lasciate fare a me. -
Mi avviai verso il capo a passo deciso, e questa mia mossa li sorprese.
Qualcuno stava per venirmi contro, ma lui li fermò con un gesto che non ammetteva repliche.
Continuò a fissarmi, mentre mi avvicinavo a lui.
Arrivato abbastanza vicino avrei voluto esibirmi in un kata di bastone (in giapponese "bastone" si dice "bo") volteggiando il bo come un giocoliere... peccato che non ne sono capace. Kata, ne conosco, ma la mia esibizione non avrebbe impressionato quei selvaggi, quindi meglio lasciar perdere.
Quindi gettai con violenza per terra il bastone, guardandolo con aria di sfida, e poi mi avvicinai ulteriormente a lui, calpestando il bastone, ed avendo cura che capisse che lo stavo facendo intenzionalmente.
Mi fermai a poco da lui.
Lui alzò la lancia, e la scagliò per terra, dove rimase infilzata. Poi prese l'ascia e la buttò di lato.
Continuando a guardarmi, lanciò un urlo orribile e mi si scagliò contro.
Avevo ottenuto il mio scopo.
Non potendo sperare di vincere con i miei contro i suoi, ero riuscito a convincerlo ad una singolar tenzone tra me e lui.
Più che perdere, non potevo, mi consolai...
Mi era venuto addosso come un toro, ed io mi ispirai ai toreri. Feci un passo laterale, ruotando su me stesso verso destra, caricando così il destro, che scaricai nella sua testona, mirando al mento.
Il colpo non fu abbastanza preciso, perché lui era stato più rapido di quanto mi aspettassi, ed allora gli mollai il miglior sinistro del mio repertorio, prendendo lo slancio dalla torsione del corpo conseguente al destro di prima.
S'era accorto di essere andato a vuoto e si stava girando per recuperarmi, e così si beccò il mio diretto in pieno.
Ma lo assorbì con disinvoltura e cercò di colpirmi con le sue lunghe braccia con scariche di micidiale pericolosità.
Le evitai tutte, ma era straordinariamente rapido, e non riuscivo a infilare i miei colpi.
Allora cercai di frenarlo alternando jab e gedan mae geri con improvvisi spostamenti laterali, cercando, appena possibile di infilare qualche colpo, senza riuscire a dare efficacia alle mie tecniche.
Continuai allora con i jab sinistri, sottraendomi al suo incalzare per quanto possibile, ma ero in chiara difficoltà. non potevo permettermi di prendere neanche uno dei suoi colpi, forse non eccelsi come tecnica, ma di spaventosa e devastante potenza.
Ma, costretto a rivolgergli tutta la mia attenzione, non mi resi conto che mi aveva chiuso in un punto senza uscita a causa delle rocce tutt'intorno.
Lo vidi diabolicamente soddisfatto di avermi incastrato, precipitarsi su di me con l'intenzione di finirmi.
Dovevo rimanere lucido, ne andava della mia vita.
Affidai tutto ad un destro d'incontro, e alla scelta di tempo, che doveva essere perfetta.
Mentalmente ripassai, in quella frazione di secondo, tutta la tecnica, cercando di trarre la massima spinta dal peso del mio corpo sul piede destro, e di far scattare il destro quando l'anca avesse girato la giusta misura, cercando di mantenere la massima scioltezza per avere la massima mobilità e velocità, finché, dopo un'interminabile frazione di istante girai il polso irrigidendomi per dare secchezza al colpo ed assorbirne il contraccolpo.
Fu, per mia fortuna, un colpo da manuale uscito fuori dalla freddezza della disperazione, ed ebbe il suo effetto.
Il bestione si accasciò a terra, intontito, ed io, tirato un sospiro di sollievo, mi tirai fuori da quella maledetta trappola, soddisfatto, ma anche psicologicamente spossato, girandomi per ammirare l'effetto del mio pugno da ko.
Altro che ko, quello, un po' intontito, ma abbastanza furioso, si stava rialzando, e dopo essersi concesso un attimo per riprendersi, mi si lanciò addosso con più veemenza e rabbia di prima.
Lo aspettai a piè fermo, e appena mi fu a tiro, visto che si apprestava a colpirmi di destro, portai il mio destro all'indietro, afferrai la sua mano che cercava di colpirmi, e l'accompagnai spingendola nella stessa direzione in cui l'aveva scagliata lui, prolungandone la traiettoria in maniera innaturale, sfruttando così la sua stessa forza, con l'aiuto della rotazione delle anche mentre avanzavo col sinistro del passo più lungo che potevo, concludendo con una spinta del braccio, steso di scatto, per quanto mi permetteva il peso che spingevo.
Conoscevo il buon esito di quel colpo. Avevo visto cinture nere volare per effetto di quel colpo, ed anche il troglodita, spinto dall'abbrivio del suo stesso peso, non potè frenare il suo stesso slancio, e rovinò vari metri più in là su alcuni dei suoi.
Il colpo era stato di grande effetto visivo, ma, oltre alla involontaria passeggiata forzata, riportò, per sua fortuna, e mia dannazione, ben pochi danni materiali da quella specie di volo che gli avevo fatto fare, e così mi fu sotto prima che io stesso ritrovassi la concentrazione giusta.
Incassai un colpo terribile allo stomaco. C'era da dubitare che invece che a mani nude come era mi avesse colpito con un martello. Avevo indurito gli addominali e l'assorbii,ma essendomi dovuto irrigidire, non fui poi abbastanza svelto a sfuggire alla sua presa, e strinse una presa d'acciaio (acciaio di carne umana) attorno alla mia gola.
Capii che sarei morto se non avessi reagito immediatamente, e allora ruotai di scatto infilando dal basso in alto la mia mano tra le sue, colpendolo poi, ricadendo di scatto, con una gomitata sul braccio, aiutandomi anche col movimento di tutto il corpo, per liberarmi della sua presa mortale, ma lui ne approfittò con uno scatto per attaccarmi alle spalle, cercando di strangolarmi da dietro.
Lo colpii con una testata all'indietro, gli calpestai sadicamente i piedi nudi (avevo bisogno di abbassare la sua concentrazione) e colpii i dorsi delle sue mani, immediatamente dopo afferrando un dito per mano, allargandogli le braccia, e chinandomi, mentre mi portavo di lato, gli torsi il braccio portandoglielo dietro la schiena alzandolo, e lo colpii con un calcio spinto nella piegatura posteriore della gamba, costringendolo ad inginocchiarsi.
Ero esausto, ma anche lui ne aveva abbastanza, e fece un cenno ai suoi che ondeggiavano, pronti ad intervenire.
Poi alzò il braccio in segno di resa.
Cercai di recuperare il fiato mentre lo lasciavo libero, ancora un tantinello diffidente, ma fu leale.
Gli mostrai le mani aperte, sorridendo, sperando che l'interpretasse come un segno di pace, e lui mi restituì il gesto e il sorriso.
I suoi si misero a cantare e danzare... per quel giorno ci era andata bene.
Cosa ci aspettava domani ?


LA VOCE DI GUIDO-DUEPASSI

RITORNO AL NEOLITICO

(capitolo ottavo)

Filippo non si dava pace, e tra i singhiozzi ripeteva
- Non capisco che gli sia preso a quelli. Ci volevano uccidere, eppure eravamo andati festosamente, in pace, disarmati. Come hanno potuto aggredirci, noi uomini di pace ? -
- La pace ha bisogno di reciprocità, perché si fa in due. Ma se l'altro non vuole la pace, non la puoi ottenere. La storia ci racconta di tanti esploratori uccisi dai "buoni selvaggi", come Cook e Magellano, tanto per far nomi famosi, e non bisogna nemmeno prendersela troppo con loro. In fondo a loro modo difendono il loro territorio -
- Ma eravamo inermi, indifesi, quale minaccia potevamo costituire per loro ? -
- Quale minaccia costituiscono le gazzelle per i leoni ? E le foche per le orche ? E tante altre vittime indifese aggredite e sbranate in quel mondo naturale in cui voi vedete tanta armonia ? -
- Ma lo fanno per sfamarsi -
- Nella Natura vige la legge della giungla. Il più forte si pappa violentemente il più debole, e contrariamente a quel che ci raccontano i cartoni animati, il pesce grande sbrana quello piccolo, altro che viverci in armonia. Se i deboli non ricorressero a tanti accorgimenti per assicurarsi la discendenza, col cavolo che gli aggressori avrebbero cura di loro. Tante specie sono sparite, infatti, da quando esiste questo mondo, e non solo per opera dell'uomo. Ricordati che nella giungla c'è tanta, tanta violenza, prepotenza e sopraffazione. E non c'è spazio per i deboli e i vecchi.... ah già, ma voi siete per l'eutanasia -
Filippo avrebbe voluto replicare, ma lo prevenni
- E quanto alle tue rimostranze di essere disarmati, vorrei farti sapere che la tua, e la nostra, condizione non è affatto cambiata né tanto meno migliorata. Siamo ancora disarmati e facile preda di quei selvaggi. Sarà meglio che filiamo via di qui in fretta, prima che ci ripensino e venghino a farci visita, con intenzioni magari poco raccomandabili. Ci sono stati popoli che facevano guerre anche solo per procurarsi vittime per i loro sacrifici umani. -
Rabbrividì all'idea e non trovò la forza di proferir parola.
Ci incaminammo cauti e incerti verso una meta sconosciuta, cercando di allontanarci quanto più velocemente e discretamente potevamo.
Camminammo a lungo, cercando di non far rumore e di non lasciar tracce dietro di noi. Avrei voluto seguire un ruscello, camminando nell'acqua per non lasciare impronte, ma non ne trovammo, e allora feci come facevano i pellerossa, cercai di cancellare le impronte man mano che proseguivamo. Cercai anche di creare delle false piste, lasciando impronte in altre direzioni, per confondere chi eventualmente si fosse messo a caccia nostra.
Cammin facendo ci eravamo procurati dei rudimentali bastoni e qualche pietra. I due ambientalisti, pacifisti convinti, avevano rifiutato di portar armi. Li avevo pregati di tenerle almeno per far credere che fossero armati, come quando Cesare aveva sconfitto gli Elvezi nell'ultima battaglia, mettendo le reclute, ancora poco adatte al combattimento, nella parte alta di una collina, a far numero, mentre in realtà combattevano solo le prime file più in basso, costituite da esperti veterani.
Far credere di essere forti aiuta la pace, in certi casi, perché scoraggia l'aggressione, ma Filippo non ne volle comunque sapere neanche di far finta di avere un'arma, e non fui capace di convincerlo.
Fui molto attento a non favorire la nostra visibilità, scegliendo con accortezza il cammino,e cammin facendo cercai di dare qualche minima nozione di difesa personale... ma ahimè, per raggiungere un livello appena decente avremmo avuto bisogno di tanto, tanto tempo, che non avevamo.
Quando la conformazione del posto lo suggeriva, li facevo fermare nel posto più sicuro e nascosto alla vista che potessi trovare, e andavo io in avanscoperta. Poi, scelta la via, se la ritenevo la più sicura, o per lo meno la meno pericolosa, ci portavo gli altri.
Quanto fossero efficaci questi miei espedienti, non so dirlo, certo è che all'improvviso ci trovammo circondati da selvaggi da ogni parte...
La fuga era impossibile, anche tenuto conto che avremmo dovuto abbandonare al loro destino i più deboli.
Feci un profondo respiro, cercando di valutare velocemente cosa potessi fare.
Per tirar su il morale della truppa, assai depresso, anzi, annichilito, me ne uscii con una battuttaccia infame
- Nessuno ha portato qualche bomba a mano... nessuno, eh ? Già, tutti pacifisti -
Mentre i selvaggi si avvicinavano sempre di più, anche le nubi si addensavano minacciosamente.
Guardai il cielo, domandandomi come sfruttarlo per averne aiuto.... un temporale furioso mi sarebbe stato tanto utile, o almeno qualche fulmine... no, nubi si, tante, ma neanche una goccia, non un tuono.
Il bastone che avevo in mano non riusciva a comunicarmi fiducia. Quei buoni selvaggi erano troppi per me e per i miei compagni, dovevo trovare una via d'uscita, ma quale ?